Mobbing: una malattia da cui non si guarisce
E' stata definita una patologia sociale dilagante. E' la causa del 15% dei suicidi nel nostro Paese. Stiamo parlando del fenomeno del mobbing, tema di cui si è parlato durante due giornate di convegno, tenutosi a Capri, organizzato dal Formez e il Dipartimento della Funzione Pubblica. E' molto sottile la linea che divide un semplice atto di potere discrezionale di un datore di lavoro, da una vera e proprio violenza psichica. Una bozza di legge elaborata dalla Commissione sul mobbing presso il dipartimento della Funzione Pubblica introduce numerose novità:
La parola mobbing deriva dall'inglese "to mob" , letteralmente "assalire", ma può essere meglio definito come una "sindrome di accerchiamento". "Il mobbing non riguarda solo il rappoto tra datore di lavoro e il lavoratore - ha affermato Antonio Martone, presidente della Commissione sul diritto di sciopero presso il dipartimento della Funzione Pubblica - quanto piuttosto le forme e il modo di inserimento di quest'ultimo nella comunità di lavoro". Si parla dunque di mobbing quando un dipendente è oggetto ripetuto di attacchi da parte dei superiori (datore di lavoro e/o suoi preposti ) ma anche dei suoi colleghi di pari grado ed in particolare quando vengono attuati comportamenti diretti ad isolarlo, discriminarlo o comunque a provocarne un progressivo disadattamento lavorativo. Il fenomeno si verifica tanto nel settore pubblico quanto in quello privato. Secondo recenti sondaggi, dall'8 al 9% dei lavoratori dell'Unione Europea, dai dodici ai tredici milioni di persone, sarebbero state vittime di violenze psicologiche sul posto di lavoro. Il profilo del mobbizzato è quello di un lavoratore solitamente più preparato dal punto di vista professiobnale, che spesso diventa vittima di colleghi che, per realizzarsi, hanno bisogno di umiliare gli altri. Ha un'età compresa fra i 41 e u 50 anni, il 45% sono uomini, il 55% sono donne. Durante il convegno il mobbing è stato sviscerato in tutte le sue declinazioni: dal punto di vista giuridico è stato analizzato ai vari livello di governo: Michele Piccione, presidente della Commissione sul mobbing presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, ha illustrato i punti salienti della bozza di legge, Maria Gentile (Scuola superiore dell'Economia e delle Finanze) ha parlato della Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 settembre 2001 dedicata al mobbing, Caterina Cordella, segretario comunale e direttore generale di alcuni piccoli Comuni laziali, ha parlato dell'esperienza innovativa della Regione Lazio, che già dal 2001 faceva riferimento al mobbing nella normativa regionale, in attesa di un riferimento a livello nazionale. Dal punto di vista medico invece, sempre Michele Piccione ha illustrato i dati inerenti un'analisi psicologica condotta su 77 mobbizzati, da cui è emerso uno scenario poco confortante: tante sono le connessioni esistenti fra mobbing e salute psichica: ansia, angoscia, depressine, sconforto, rabbia, mancanza di stima di sé stessi, desiderio di rivalsa e vendetta, sfiducia. Sono solo alcune delle ripercussioni che il mobbing può avere su un lavoratore. Panico, mal di testa, nausea, disturbi gastrointestibnali, eritemi sono alcune delle somatizzazioni. Ma soprattutto, dal mobbing non si guarisce mai completamente. La nuova configurazione delle funzioni e dei poteri della dirigenza pubblica, nonchè l'introduzione di logiche privatistiche, potrebbero costituire un terreno assai fertile per il mobbing anche nella pubblica amministrazione: ne ha parlato Francesco Verbaro, direttore dell'Ufficio personale della pubblica amministrazione presso il Dipartimento della Funzione Pubblica. Il problema chiama in causa il potere discrezionale di chi gestisce le risorse umane e anche le possibili ripercussioni a livello giuridico, qualora fosse accertata una condotta mobbizzante: "Una condanna della P.A. per il mobbing - ha affermato Francesco Verbaro - potrebbe comportare anche un danno epr l'erario di cui rispondere davanti alla Corte dei Conti". E la questioen si complica ancora di più qualora, al "danno biologico" si aggiunga quello "esistenziale". Tiziana Sforza Fonte: Formez
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