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Tutela contro il licenziamento

Tutela dei lavoratori

Tutela contro il licenziamento per il cittadino italiano residente negli USA dipendente di un'azienda Italiana

Elenco articoli sul licenziamento   
Elenco articoli sul licenziamento

Il cittadino italiano residente negli Stati Uniti, dipendente di un'azienda italiana, ha diritto ad essere tutelato contro il licenziamento ingiustificato e al pagamento dei contributi all'INPS – Anche se il rapporto è disciplinato dalla legge americana
(Tribunale di Torino, Sezione Lavoro n. 11745 del 7 aprile 2004, Giudice dott. Grassi)

Francesco Nicola T., cittadino italiano residente negli Stati Uniti, ha lavorato dal 1972 al 2002 alle dipendenze del Banco di Napoli come funzionario addetto alla filiale di New York. L’azienda gli ha applicato il trattamento previsto dalla legge locale e non ha versato per lui i contributi previdenziali all’INPS. Egli è stato licenziato, nell’aprile del 2002, per chiusura della filiale e non gli è stato corrisposto il trattamento di fine rapporto. Dopo avere impugnato, con lettera raccomandata, il licenziamento, egli ha promosso, davanti al Tribunale di Torino, nell’ottobre del 2003 un giudizio nei confronti della S.p.A. San Paolo IMI, succeduta, per incorporazione al Banco di Napoli e dell’INPS chiedendo l’annullamento del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno in base allo Statuto dei Lavoratori ovvero, in via subordinata, la condanna dell’azienda al pagamento del trattamento di fine rapporto, non previsto dalla legge americana. Egli ha anche chiesto la condanna dell’azienda al pagamento dei contributi INPS non prescritti e al risarcimento del danno per l’omesso versamento di quelli prescritti. La banca si è difesa sostenendo di avere legittimamente licenziato il lavoratore, in quanto la legge americana lo consentiva e di non essere tenuta, in base alla stessa legge, né al pagamento del t.f.r. né al versamento dei contributi INPS. Il Tribunale con sentenza in data 23 febbraio – 7 aprile 2004 ha emesso le seguenti pronunce:

- “dichiara illegittimo il licenziamento del ricorrente e conseguentemente condanna il datore di lavoro al pagamento di 14 mensilità di retribuzione, da calcolarsi ex art. 2121 c.c., tenuto conto degli istituti retributivi contrattuali della legge degli USA;

- rigetta la domanda relativa al TFR;

- dichiara che il datore di lavoro doveva considerarsi tenuto ad applicare la normativa pensionistica italiana, ed è conseguentemente tenuto al versamento dei contributi non prescritti e alla costituzione della rendita ex art. 13 L. n. 1338/62 per il periodo contributivo prescritto;

- dichiara che il datore di lavoro doveva considerarsi tenuto ad applicare la normativa pensionistica italiana, ed è conseguentemente tenuto al versamento dei contributi non prescritti e alla costituzione della rendita ex art. 13 L. n. 1338/62 per il periodo contributivo prescritto;

- compensa le spese di lite fra il ricorrente e l’INPS.”

Nella motivazione della sua decisione il Tribunale, pur ritenendo applicabile, nel caso in esame, la legge americana, ha affermato (attenendosi all’indirizzo espresso nella sentenza della Suprema Corte n. 15822 del 2002 ) che essa, nella parte in cui non prevede una tutela contro il licenziamento ingiustificato, è contraria all’ordine pubblico italiano e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, firmata a Nizza il 7 dicembre 2002, il cui art. 30 afferma: “Ogni lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali” .

Ciò non comporta tuttavia – ha affermato il Tribunale di Torino – l’applicabilità dell’art. 18 St. Lav., in quanto la tutela “reale” contro il licenziamento non costituisce un elemento dell’ordine pubblico interno. Pertanto il Tribunale ha ritenuto sufficiente applicare la legge n. 604 del 1966, condannando la banca a pagare, quale sanzione per il licenziamento illegittimo, determinata anche in via equitativa, un’indennità pari a 14 mensilità della retribuzione (la misura massima prevista dall’art. 8 L. n. 604/66). Il Tribunale ha ritenuto illegittimo il licenziamento perché l’azienda non ha dimostrato di non potere impiegare il lavoratore in altra posizione, anche al di fuori degli Stati Uniti. Il Tribunale ha escluso che la mancata previsione, da parte della legge americana, del t.f.r., contrasti con l’ordine pubblico italiano e perciò ha rigettato la relativa domanda. Il Tribunale ha infine ritenuto fondata le domande dirette ad ottenere il versamento dei contributi all’INPS, allo scopo di ottenere una prestazione pensionistica di quella assicurata dall’ordinamento previdenziale degli Stati Uniti. La legge n. 86/75 – ha osservato il Tribunale – ratifica e dà esecuzione all’accordo tra la Repubblica Italiana e gli Stati Uniti d’America in materia di sicurezza sociale, accordo concluso a Washington il 23.5.1973. Tale accordo, secondo l’art. 2, “si applica alle legislazioni di sicurezza sociale relative alle prestazioni per l’invalidità vecchiaia e superstiti”; il successivo articolo 7, al paragrafo 3, così recita: “Il lavoro svolto negli Stati Uniti da un cittadino italiano alle dipendenze di un datore di lavoro italiano o di un’impresa controllata da un’impresa italiana, sarà coperto dalla legislazione italiana".

Il Tribunale ha ritenuto fondata la tesi del lavoratore, secondo cui deve applicarsi il comma 3, che prevede la specifica ipotesi che il cittadino italiano lavori negli Stati Uniti alle dipendenze di un datore di lavoro italiano.


Fonte: Legge e Giustizia

 

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Nota Informativa
Data Documento
23/09/2004

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